“Scenari demografici/economici” e “Povertà derubricata a fatto contabile”
Oggi due notizie su cui semplicemente riflettere ed un avviso
La prima notizia prende le mosse dalla recente presentazione, da parte dell’Istat
, dei nuovi scenari per la popolazione da qui al 2051. I dati, da considerare con grande prudenza, da un lato evidenziano come l’Italia, sorprendentemente, non sia destinata, almeno nei prossimi 30 anni, al declino demografico che tutti immaginavamo; dall’altro confermano non solo un progressivo invecchiamento degli italiani (nel 2051 uno su tre avrà più di 64 anni) ma una consistenza sempre più rilevante di immigrati. Lo scenario “centrale” Istat vede in effetti un aumento della popolazione da 59,1 milioni nel 2007 fino a 62,3 milioni del 2038 ed una presenza di almeno 9,2 milioni di stranieri, che saliranno a ca. 11 milioni nel 2051, 8 milioni in più rispetto ad oggi. Si profila, dunque, un rafforzamento della componente immigratoria, che non solo in Italia, ma in tutta Europa è via via cresciuta negli ultimi anni, anche se con profonde differenze, da paese a paese, rispetto alle nazioni d’origine dei flussi immigratori.
È facile immaginare come le prospettive demografiche disegnate da Istat avranno importanti conseguenze anche nel nostro territorio. Rispetto alla presenza di immigrati, va detto che l’Osservatorio provinciale sull’immigrazione ha calcolato, al 31 dicembre 2006, una popolazione regolare residente in provincia pari a 59.943 unità (8,9% della popolazione complessiva). Dal 2002, anno nel quale erano residenti 33.951 immigrati, si è assistito ad una crescita media annua di 6 mila unità; si tratta della stessa quota di aumento annuo ipotizzata nel Piano territoriale di coordinamento provinciale elaborato dalla Provincia di Modena da qui al 2015.
Per ciò che riguarda gli occupati – ossia quella fetta di popolazione convenzionalmente compresa tra i 15 e i 64 anni d’età – secondo Istat, cresceranno fino a quota 39 milioni, grazie soprattutto al massiccio ingresso di immigrati almeno fino al 2022. Una tendenza che si accentuerà certamente anche in Emilia-Romagna, nel cui contesto la provincia di Modena si colloca al secondo posto, dopo Bologna, per numero di occupati stranieri dipendenti e per variazione assoluta intervenuta negli ultimi sei anni: dal 2002 al 2006 si è infatti passati da 33.392 a 41.470 (dal 13,2 al 16,7 della forza lavoro) lavoratori immigrati.
Mi domando:
- se, come emerge con chiarezza dall’ultimo Rapporto sull’immigrazione redatto dal Ministero dell’Interno, la presenza straniera rimane del tutto modesta in settori più “evoluti” nei quali trovano ampiamente impiego gli italiani (informatica, ricerca e sviluppo, servizi alle imprese), mentre è molto estesa in altri comparti, per qualifiche medio-basse;
- se, inoltre, anche negli Indirizzi per l’elaborazione del Piano territoriale della Regione Emilia Romagna è enunciata “la necessità disporre di immigrazione per competenze ad alta qualificazione”;
- e se, in modo coerente, il Ptcp della Provincia di Modena intende correttamente e doverosamente assecondare processi di evoluzione qualitativa del tessuto economico-produttivo locale
è lecito attendersi che la classe politica e quella imprenditoriale si adopereranno per adottare finalmente una strategia di medio-lungo periodo, che comprenda realisticamente politiche di “attrazione” di competenze/intelligenze non italiane di cui lo stesso sistema economico abbisogna per innovarsi e qualificarsi?
L’altra notizia è più che altro uno sfogo, frutto di una amara esperienza personale.
Qualche giorno fa, in pieno centro a Modena, camminava davanti a me una signora decisamente anziana; questa, passando davanti ad un patinato locale, si è avvicinata a due tavolini, ha raccolto, con ben poca destrezza, gli avanzi contenuti in due coppette, ha riposto il “bottino” nella borsetta e ripreso la sua stanca andatura.
Mi è tornata immediatamente alla mente la proposta, contenuta nella manovra Tremonti, di dotare di una carta del valore di 400 euro circa 1 milione di cittadini poveri.
Mi chiedo dunque: è mai possibile che una questione socialmente delicata, come quella delle condizioni di indigenza in cui versano persone spesso molto deboli, possa essere derubricata a fatto puramente contabile?
su 27 Giugno, 2008 su 1:00 pm
Riguardo alla cosidetta tessera tremonti, è talmente forte l’indignazione che non sono riuscito a trattenermi dal’ evidenziarti il mio disappunto.
Memore dei racconti dei miei genitori quando da bambino mi raccontavano dei tempi in cui, quando loro erano bambini, dovevano usare la tessera per comprare il pane. I miei genitori purtroppo non ci sono più però vederli, dopo una vita di fatiche e privazioni, dovere di nuovo usare la tessera per comprare il pane penso che, dal punto di vista psicologico, sarebbe stato peggio di una fucilata. Decisamente nel secondo millennio forse potevano trovare qualcosa di meglio.
Tiziano