DUE NOTIZIE – Il blog di Alberto Crepaldi


“La finta apertura al mercato dei Servizi idrici” e “Mobilitazione per difendere il nostro futuro”

Pubblicato su Partito Democratico, Servizi pubblici locali di albertocrepaldi sul 22 Settembre, 2008

Oggi due notizie, di cui una importante.

 

La prima trae spunto da un recente articolo pubblicato su “l’Unità”, dal titolo “Acqua ai privati, bollette da usura, il nuovo oro è blu”. Risponde certamente al vero che le tariffe dei servizi idrici negli ultimi anni sono aumentate in modo importante così come i profitti che sono derivati dalla gestione dell’acqua. Ad evidenziare tale fenomeno è l’ultima articolata Relazione al Parlamento del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (o, in alternativa, la sintesi di una recente indagine dell’osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva): rispetto al 2002, anno in cui peraltro si applicavano livelli tariffari generalmente bassi ed inferiori in molti casi alla soglia di econiomicità gestionale, l’incremento medio della tariffa per l’acqua potabile è stato di circa il 46,6% su un arco di cinque anni (35,2% al netto dell’inflazione). Parallelamente, come messo in luce da un ulteriore approfondimento sulle principali aziende erogatrici di servizi idrici, si è assistito ad una consistente crescita media di ricavi, passati, nell’arco temporale 2003-2006, da 897 a 985 ogni 1000 mc erogati. Ad esempio, nel caso di Hera, che nel 2006 vantava la tariffa per l’acqua potabile più elevata tra quelle dei competitors considerati (0,80 euro/mc a Bologna contro 0,39 euro/mc praticati da Acea a Roma), i ricavi sono cresciuti del 18,7% (da 1.377,8 a 1.635,5 euro/1000 mc).  Il dato apparentemente più sorprendente è la differenza tariffaria la le diverse aree del paese. Basti pensare ai 56 ATO (sui 92 esistenti nel Paese) indagati dal Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche corrispondono addirittura 356 tariffe. Le tariffe regionali più alte (al di sopra della media nazionale) rilevate da Cittadinanzattiva nel 2006 si riscontrano, nell’ordine, in Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Sicilia e Basilicata. Ma elevate differenze sussistono anche all’interno delle stesse regioni. Ad esempio, in Toscana tra Arezzo e Massa la differenza di spesa annua per il servizio idrico è addirittura di 256 euro. Ancora, in Piemonte, tra Asti e Cuneo intercorre una differenza di 171 euro. Altri esempi di simile portata si possono riscontrare in Veneto, Sicilia, Emilia, Marche e Liguria. Cosicché per un consumo di 200 mc/anno – livello medio assunto per una utenza di tre persone – la spesa media è di  250 euro all’anno, ma con un valore massimo di ben 587 e minimo di 81 euro /anno. L’abnorme numero di bacini tariffari – ci spiega la relazione del Coviri – deriva da diverse circostanze. La principale è sicuramente la presenza di una pluralità di gestori che hanno ricevuto l’affidamento all’interno di uno stesso ATO. In altri casi, tuttavia, pur trovandosi in presenza di un solo gestore all’interno del perimetro dell’ATO, questo stesso gestore si trova ad applicare tariffe differenziate. Ecco dunque perchè anche l’Antitrust ha avuto modo di segnalare l’opportunità di applicare una “uniforme metodologia tariffaria del servizio idrico integrato […], superando le disparità ancora esistenti a livello nazionale, le quali ad un tempo assoggettano gestori e utenti rispettivamente a condizioni di remuneratività e oneri tariffari dei servizi anche assai divergenti a seconda degli ambiti operativi”.  Il vero dramma, da cui discende anche la giungla tariffaria, sta nelle forme gestionali dei servizi idrici: dei 106 affidatamenti effettuati, solo 5 sono affidamenti a privati, 31 a società a capitale misto, sia con partner selezionato mediante procedura ad evidenza pubblica (15) che con socio privato quotato in borsa (16), ben 64 a società interamente pubbliche: difficile dunque parlare di “sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati”, come sostiene “L’Unità”. Piuttosto, come ha rilevato l’Antitrust nell’ultima Relazione annualeai vecchi si aggiungono i nuovi monopoli locali, protetti da irragionevoli privilegi”. Il problema reale, come peraltro evidenziato da approfondimenti della stessa Antitrust, è che nelle procedure di affidamento dei servizi pubblici locali (e dunque anche dei servizi idrici) si è assistito ad una finta apertura al mercato. Cosicché, si legge nella Relazione del Covirii Comuni si trovano spesso nella situazione di avere un duplice ruolo: quello di “regolatori”, in quanto componenti e partecipi delle Autorità d’ambito; quello di “azionisti” delle società che gestiscono il servizio, ricavando da queste partecipazioni proventi per i propri bilanci. Tale situazione configura “un conflitto di interessi” fra le due posizioni e i due ruolo […] e l’effetto di questo doppio ruolo dei Comuni e del modo in cui lo hanno interpretato, è stato che le “scelte di governo” del SII sono spesso state dettate o subordinate agli assetti e agli interessi della gestione, piuttosto che a quelli dei cittadini, delle comunità locali e dell’ambiente”. Coglie nel segno dunque la legge della Regione Emilia Romagna che, con riferimento ai servizi pubblici locali, riconosce finalmente la necessità di “perseguire la chiara distinzione dei ruoli tra i soggetti titolari delle funzioni regolatorie ed i soggetti gestori” e di “garantire la distinzione di ruoli fra proprietà, delle reti e degli immobili, e gestione dei servizi”.

L’altra notizia, decisamente importante, riguarda il fatto che il Partito Democratico ha organizzato una mobilitazione nazionale il 26, 27 e 29 settembre contro i tagli del Governo alla scuola: 8 miliardi di euro in tre anni, 87 mila docenti in meno, chiusura ed accorpamento delle scuole nei comuni più piccoli, fine dei moduli e del tempo pieno. Il Pd modenese si sta organizzando per essere presente davanti agli istituti scolastici di tutta la provincia. Se ci fosse, come mi auguro, la tua disponibilità a volantinare presso la scuola elementare a te più vicina venerdì 26 settembre o lunedì 29 settembre alle ore 7,45 del mattino, ti chiedo di darne al più presto comunicazione a Francesco Ori (francesco.ori@pdmodena.it).

Una Risposta a '“La finta apertura al mercato dei Servizi idrici” e “Mobilitazione per difendere il nostro futuro”'

Abbonati ai commenti con RSS oppure TrackBack a '“La finta apertura al mercato dei Servizi idrici” e “Mobilitazione per difendere il nostro futuro”'.

  1. albertocrepaldi detto,

    Caro Alberto, quale componente del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche non posso che costatare con soddisfazione che la Relazione al Parlamento ha qualche lettore e il sito del Comitato qualche frequentatore. L’impressione che ricavo dalla frequentazione e dalla vita Comitato è che la sua attività – per altro largamente lacunosa per le condizioni di pressochè inoperatività a cui lo ha costretto l’avvento del Ministro Matteoli e che Pecoraro Scanio non ha certo cambiato e migliorato – non interessi a molti e in particolare non trovi grande ascolto da parte della “politica”. E questo anche (e forse sopratutto) da parte del Partito Democratico che se ha poche e confuse idee sui servizi pubblici locali in generale, non ne ha alcuna sui servizi idrici, provocando, questo, oltre agli imbarazzi e alle posizioni sbagliate in Parlamento, comportamenti e scelte del tutto difformi fra di loro da parte degli amministratori locali del PD, generalmente più ispirate agli interessi di bottega (conservazione di posti di presidenti o amministratori in società e enti che andrebbero superati o ricavare profitti dalle spa pubbliche come HERA) che non alla razionalità e agli obiettivi di buon funzionamento dei servizi e a tutela degli interessi dei cittadini. Per non parlare dell’applicazione dei principi che la legge di riforma 36/90 dettava!
    Citi la nuova legge dell’Emilia-Romagna. Mi pare che siamo al classico caso del “predicare bene e razzolare male”. L’obiettivo di “perseguire la chiara distinzione dei ruoli tra i soggetti titolari delle funzioni regolatorie ed i soggetti gestori” e di “garantire la distinzione di ruoli fra proprietà, delle reti e degli immobili, e gestione dei servizi” che si proclama, in realtà è contraddetto dalle norme che si sono andate a stabilire con la legge. Anzichè rafforzare gli ATO (che finora non hanno funzionato perchè non si è voluto farli funzionare e se ne è fatto dei carozzoni asserviti alle esigenze politiche e di posti, e niente si è investito e fatto affinchè crescesse e si affermasse la loro competenza e autorevolezza) questi vengono depotenziati, accentrando il potere di decidere a livello regionale. Questo significa (nella realtà dei fatti) che la Regione non sarà mai capace di avere sotto controllo i problemi veri e pregnati che si presentano nel territorio e dunque a decidere veramente e sostanzialmente sarà …HERA. Il risultato sarà quindi che non solo non si realizza una “chiara distinzione di ruoli” fra regolatore e gestore ma significa consegnare ancor più di quanto non avvenga il potere al gestore, ovvero ad Hera ed Enia, in attesa che queste si unifichino con TO e GE, facendo un colosso, ovvero un “monopolio” e centro di potere che esautorerà i comuni e quindi i poteri democratici dal decidere. Il tutto in barba agli interessi dei cittadini.
    Saluti
    Renato


Lascia una Risposta