“Il Partito Democratico che sogniamo”
Oggi Due Notizie prende le mosse da un acuto editoriale di Matteo Richetti, consigliere regionale del Partito Democratico, qui di seguito riportato:
“Nei giorni scorsi “Repubblica” mi dava in prima fila rispetto alla costituzione dell’associazione Red e in avvicinamento in qualità di “lettiano” al movimento dei cosiddetti dalemiani. Chi mi conosce è rimasto quantomeno stupito da questa informazione che è assolutamente priva di ogni fondamento. Stupito perché il mio pensiero su questo tema è noto e sono lieto di precisarlo ulteriormente. Non sono affatto in prima fila, non solo per quanto riguarda Red (verso cui non nutro nessuna ostilità ma neppure mi uniscono particolari affinità, essendo tra l’altro tra coloro che ritengono che il PD sia già abbastanza “red” di suo), ma per quanto riguarda ogni costituzione di associazione/corrente di cui il Pd abbonda. Penso di essere tra i pochi dirigenti regionali che ha in tasca la sola adesione al partito e non si nasconde dietro alle generiche affermazioni (false) del tipo “le associazioni possono essere un contributo al dibattito del partito” oppure “non sono un danno, ma anzi una ricchezza”. Non sfugge a nessuno che ormai la costituzione esasperata ed esasperante delle associazioni “amici del capo” non è altro che un modo triste e vecchio di parlarsi e posizionarsi tra addetti ai lavori. Altro che ricchezza. Porteranno il Pd all’implosione in pochissimo tempo. Anche perché è vero che queste associazioni portano dibattito (non si contano i convegni di Red, Quarta fase, Per, Glocus, Ecodem, teodem. Libdem, ecc, ecc) ma il dibattito che langue è quello nel partito. Che del resto non serve se ci si parla a colpi di associazioni che nascono. E questo è l’ennesimo tradimento al progetto originario del Pd. Dopo il tradimento della vocazione maggioritaria (si sta tornando gradualmente alla logica della vecchia coalizione di sinistra, abbandonando la lungimiranza di Veltroni nell’andare con coerenza da soli alle politiche e si rifiuta un sistema elettorale con sbarramento che semplificherebbe ulteriormente il quadro politico) e il tradimento della lotta alla cooptazione e alla mancanza di ricambio (anche per il Pd liste bloccate e scelte legate non alla tasso di competenza ma al tasso di lealtà al capo sembrano essere un imperativo) ora anche il tradimento della lotta alla personalizzazione berlusconiana della politica. Ogni leader appunto si fa la sua corrente e la sua associazione. Io continuerò a fare ciò in cui credo. Nessuna tessera parallela e dedizione esclusiva al partito. Che se continuerà così sarà pieno di associazioni e povero di cuore e passione dei cittadini”.
Le considerazioni di Richetti, rispetto alle quali è difficile non convenire, pare non siano particolarmente piaciute soprattutto agli ex margheritini approdati nel Pd modenese. Ciò almeno stando ad una interpretazione – probabilmente “suggerita” – dell’“Informazione”. Il quotidiano modenese ascrive infatti le riflessioni del giovane consigliere regionale al fatto che “Richetti sia sempre più emarginato dalle scelte del Pd” e isolato “anche rispetto ai suoi ex compagni della Margherita”. Da questi passaggi emerge, ancora una volta, un vecchio modo di leggere la politica; soprattutto perché si ignora quanto le riflessioni di Richetti non solo rappresentino una fotografia obiettiva, seppur spietata, della condizione del Partito Democratico, ma siano condivise dalla stragrande maggioranza del popolo del Pd. (continua…)
“L’inesorabile processo di gerontocratizzazione” e “Enti di dubbia utilità”
Oggi due notizie brevi, su cui riflettere.
La prima riguarda l’inesorabile processo di “gerontocratizzazione” a cui è condannato il nostro Paese. Se ne trae ulteriore conferma da due recentissime nomine governative: quella di Salvatore Italia e di Antonio Finocchiaro. Il primo chiamato a presiedere il CdA di Arcus Spa, il secondo investito della Presidenza della Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
Disporre di figure “più giovani” non è di per sé garanzia di qualità, come dimostra la tormentata vicenda di questi giorni relativa alla Commissione di Vigilanza RAI. (continua…)
“L’insegnamento di Dellai” e “Libertà religiose minacciate”
Oggi due notizie che si leggono in fretta, credo.
La prima prende le mosse dalla vittoria di Lorenzo Dellai in Trentino ed è un mio laconico commento:
“Rieccoli, gli “strateghi” delle alleanze. È bastato che l’ottimo Dellai, anche grazie all’alleanza con l’UDC, vincesse le elezioni in Trentino, perché, dentro il Partito Democratico, venisse rilanciata la necessità di dar vita, su scala nazionale, ad aggregazioni di nuovo conio. Ciò ignorando innanzitutto le eccezionali peculiarità della storia socio-economica e dunque anche politica del Trentino. Peculiarità che, ad esempio, hanno spinto Dellai a scrivere il suo illuminato programma in tre lingue: ladino, mocheno, cimbro. Ma – e qui sta il grave errore di fondo – soprattutto continuando a voler incasellare l’attuale contesto politico, alla stregua di classificazioni che non reggono più. (continua…)
“Quanti amici ha Obama?!” e “Diritto al micro-credito”
Oggi due notizie su cui riflettere.
La prima riporta, qui di seguito, un sagace e pungente commento di Matteo Richetti sulla vittoria di Obama, partendo dalla ridicola e, per certi aspetti, penosa corsa che vi è stata, da parte della politica nostrana, ad auto-attribuirsi amicizia, vicinanza, comune ispirazione politica.
“Berlusconi: «Sono più anziano e darò tanti consigli a Barack». Veltroni: «Altolà, lui è uno dei nostri». Per favore. Non così. C’è modo e modo per umiliare il Paese e mostrare agli italiani cosa manca alla nostra democrazia e alla nostra politica. Ma così è troppo. La miniatura di un Paese i cui leader litigano per vedere chi è più amico del fenomeno degli Usa (che al momento non considera entrambi e non ha ritenuto il nostro Paese tappa significativa del tour europeo durante la campagna elettorale) non è digeribile. (continua…)
Il CAMBIAMENTO è possibile
Oggi una notizia ed un consiglio
La notizia: con il trionfo di Barack Obama torna prepotentemente in scena la politica che fa sognare; innanzitutto un nuovo corso nel “disordine mondiale”. Ma l’icona della svolta, rappresentata da Obama, porta con sé anche la speranza che si apra finalmente lo spazio per un protagonismo, nella società e dunque pure in politica, della mia generazione. Una generazione, quella dei 30-40enni, priva di “ancoraggi ideologici”, ma fortemente animata da un’aspirazione al CAMBIAMENTO, che la politica deve definitivamente capire e di cui deve rendersi concretamente interprete.
Il vivo consiglio: ascoltare le parole di Obama pronunciate l’altra sera a Chicago, il cui testo è qui di seguito riportato
Election Night Speech in Grant Park
If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is alive in our time; who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.
It’s the answer told by lines that stretched around schools and churches in numbers this nation has never seen; by people who waited three hours and four hours, many for the very first time in their lives, because they believed that this time must be different; that their voice could be that difference. (continua…)
“Il ricordo di Vittorio Bachelet” e “Riformismo e radicalismo possono coesistere”
Oggi due notizie, di cui una buona, credo.
La prima notizia, suggerita dal fatto che domani si celebra il Giorno dell’Unità Nazionale, è il ricordo di Vittorio Bachelet, che il 20 febbraio 1980 pagò con la vita l’impegno per la nostra Nazione: “l’uccisione del Professor Bachelet avviene all’Università di Roma davanti all’aula dove ha appena terminato la lezione di diritto amministrativo. I suoi assassini si sono infatti mescolati tra gli studenti: i due terroristi con le pistole in pugno sparano otto colpi a bruciapelo al professore che si accascia subitaneamente morente. Il secondo killer interviene sparando ulteriori cinque colpi per finirlo. Al panico che si crea i due terroristi, confusi tra gli studenti, aggiungono urlando che c’è una bomba. Gli assassini, pertanto, riescono a dileguarsi nel caos scatenato da quella voce e nonostante il presidio presente quel giorno in Università, in occasione di una tavola rotonda sul terrorismo”.
Vittorio Bachelet è il più piccolo di nove fratelli e il suo percorso scolastico inizia a Roma dove, dopo il liceo classico, si iscrive nel 1943 a Giurisprudenza. Negli anni universitari si impegna nella FUCI; nel 1947 si laurea e svolge successivamente l’attività di ricercatore, ha incarichi presso il Comitato Italiano per la ricostruzione e la Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1951 si sposa con Maria Teresa De Januario a cui fa seguito nel 1952 la nascita della figlia Maria Grazia e nel 1953 del figlio Giovanni. Consegue la libera docenza nel 1957 in Diritto Amministrativo e in Istituzioni di Diritto Pubblico. Giovanni XXIII lo nomina nel 1959 vice presidente dell’Azione Cattolica. Nel 1961 insegna Diritto Pubblico e poi Ammistrativo alla Facoltà di Scienze Politiche di Trieste, sarà professore ordinario nel 1965. Nel 1964 diviene Presidente generale dell’Azione Cattolica e conclude nel 1973 il periodo alla guida dell’Azione Cattolica dopo tre mandati. E’ nominato successivamente Vicepresidente della Commissione Pontificia per la famiglia, della Commissione italiana Justitia et Pax . Nel 1974 è docente ordinario di Diritto Pubblico dell’Economia presso la facoltà di Scienze Politiche di Roma “La Sapienza”. Viene eletto in Consiglio Comunale a Roma nel 1976 e sempre nello stesso anno è eletto Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
L’altra notizia è una personale riflessione buttata giù in occasione dell’Assemblea provinciale del PD e che qui di seguito riporto (continua…)
“Rapporti volutamente ignorati” e “Il ritorno del Professore”
Oggi due notizie semplicemente da leggere.
La prima prende le mosse da un recente Rapporto OCSE sull’istruzione “Education at a Glance 2008”, ignorato dalla politica – probabilmente perché è scritto in inglese – e dai mass media – sicuramente perchè fare informazione costa fatica. Un’analisi assai articolata, quella realizzata dall’OCSE, che può certamente aiutare a decifrare alcuni aspetti del nostro sistema di istruzione. Ecco riportati, qui di seguito, alcuni elementi di interesse.
Nel complesso i laureati in Italia pesano ancora poco: sono il 17% della popolazione con età compresa tra 25 e 34 anni (contro il 33% di media OCSE) e appena il 9% nella fascia d’età tra 55 e 64 anni. (Tavola A1.3a). Un dato positivo, invece, riguarda il tasso di laurea dei nuovi studenti, che è passato dal 17% del 2000 al 39% del 2006. Questo risultato, si legge nel Rapporto, “va largamente attribuito alla riforma del 2002, quando agli studenti iscritti a corsi di laurea (continua…)