Uno scatto di civismo nel contrasto della malavita organizzata a Modena
Oggi Due Notizie fa una doverosa riflessione sulla penetrazione della malavita organizzata nel nostro territorio.
“Ormai la mafia si è data una geografia e una dimensione capace di superare dazi, dogane, frontiere. I mafiosi hanno fatto l’Europa – dove il fatturato annuo è pari a circa 100 miliardi di euro – prima che la facessimo noi con la Costituzione. Hanno applicato in termini criminali il trattato di Schengen ai nostri posti di frontiera molto prima di noi, data una struttura diversa, più impermeabile, meno rumorosa. […] hanno capito che occorre collegarsi a settori della società professionale ed economica e a settori della geografia che non sono gli avvocati dei Corleonesi o le campagne di Corleone”. Questo è una rappresentazione particolarmente efficace della malavita organizzata, stralciata da un’intervista a Claudio Fava, il cui padre, come è noto, fu ucciso dalla mafia.
Mi domando spesso se di ciò a Modena vi sia consapevolezza. Me lo chiedo da qualche anno, anche se il quesito è certamente diventato più pressante in tempi recenti. Ad esempio quando, pochi giorni prima di lasciare Modena per un nuovo incarico, il Comandante dei Carabinieri annunciò che i Casalesi avevano messo le mani sul settore dell’edilizia modenese. Oppure in occasione dell’esplosione di una bomba ai danni dell’Agenzia delle Entrate di Sassuolo. O ancora, quando due esponenti politici di primo piano, il Sindaco di Vignola prima e il consigliere regionale Mezzetti poi, ricevettero una busta contenente dei bossoli. Questa è storia degli ultimi mesi. Ma vari episodi di chiara matrice mafiosa si susseguono da quindici anni a questa parte. A Modena, non a Catania!
Il mio dubbio, forte e, come spiegherò più avanti, fondato, è che la classe dirigente modenese non abbia o forse non voglia prendere coscienza del problema. Ossia del fatto che la mafia è ormai connaturata alla vita stessa della nostra comunità. Eppure, mi dico, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti come il territorio non sia immune da infiltrazioni della malavita organizzata. Se ne trae ulteriore conferma sfogliando le recenti relazioni della Commissione Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia.
Ma forse la lettura di simili e “astrusi” documenti è esercizio troppo arduo per chi mette la lotta alla mafia nei programmi elettorali, annuncia di non volere i voti della mafia, organizza fiaccolate e letture in piazza pro Saviano, inonda le redazioni con comunicati stampa che chiedono maggiori risorse e uomini per le forze dell’ordine. Ma poi da ad intendere di non sapere quanta inadeguatezza culturale e conseguentemente strutturale ci sia anche a Modena nel contrasto della malavita organizzata. Che si sta buttando a capofitto nella crisi per penetrare ancora più pesantemente nella vita economica del nostro territorio. Per questo è grave che nei diversi protocolli anticrisi siglati in lungo ed in largo nella nostra provincia, non ci sia nemmeno un accenno al tema della crisi come opportunità per la mafia.
Troppo generico e debole è il riferimento alla opportunità di “sbloccare la questione nel rapporto con gli istituti di credito eroganti”, come si legge in quello voluto dalla Provincia di Modena.
Proseguendo con le domande: continuiamo a pensare che la dichiarazione antimafia sia un valido deterrente? Fatevi fare le visure delle imprese attive nel settore dell’ediliza – molte delle quali iscritte alla nostra gloriosa Camera di Commercio – che da anni partecipano alle gare di Provincia ed enti locali: verificando l’età media dei titolari e soci, capirete come si fa ad aggirare la dichiarazione antimafia!
E che dire dell’Osservatorio appalti gestito da Promo e sbandierato come lo strumento idoneo a garantire “pulizia” nelle gare pubbliche? Può servire a qualcosa la pubblicazione della lista delle aziende partecipanti ad appalti pubblici e l’indicazione del loro profilo societario? Forse a far contento qualche statistico che ci lavora. Ma soprattutto, credo, a provocare una grassa risata ai mafiosi attivi dalle nostre parti, ogni volta che si leggono la notizia dell’OSSERVAZIONE annuale di Promo!
C’è qualcuno che si è chiesto come mai, a Modena – dove c’è uno dei più alti tassi di sportellizzazione bancaria in Italia – c’è stata, più che in altre province emiliano-romagnole, una letterale esplosione delle finanziarie? Quegli “enti”, per intenderci, che danno magicamente credito a pensionati, protestati, disoccupati, collaboratori occasionali e, ora, soprattutto alle imprese strozzate dalle banche.
Si è mai riflettuto come nella gestione di gare pubbliche per lavori stradali – quelle più rischiose, per esser chiari – ci sia bisogno non già di burocrati ma di veri e propri professionisti adeguatamente formati, in grado di mettere sotto la lente di ingrandimento le imprese partecipanti? …Perché sarebbe interessante oltrechè utile capire come mai da diversi anni partecipano a gare nel nord Italia – e dunque anche nella nostra provincia – alcune aziende campane, nella cui compagine societaria risultano presenti componenti della stessa famiglia.
Le domande non sono finite. È noto a chi amministra la macchina pubblica come la buona riuscita di una operazione malavitosa preveda anche la collaborazione di professionisti, che si prestano a costruire una cornice di legittimità formale attorno ad affari illegali? Su tale fronte appaiono come armi spuntate i protocolli di collaborazione tra magistratura e ordini professionali. Non servirebbe invece una vera e propria attività di intelligence, che però non è mai cominciata e nessuno, ordini professionali per primi, ha mai sollecitato? Ci si è mai chiesti, allora, perché negli ultimi 10 anni, è avvenuta una migrazione verso Modena di professionisti provenienti da aree ad alta densità mafiosa?
Più che ricette, continuo ad avere molte domande. E come me, credo, la gran parte dei quasi duemila modenesi firmatari dell’appello di Repubblica a favore di Roberto Saviano. Che non è un eroe. È uno che ha dichiarato davvero guerra alla mafia. Coscientemente.
Ecco, è da qui che dobbiamo partire tutti. Abbiamo il coraggio di dichiarare che il primo nemico del territorio modenese da sconfiggere è la mafia, ancora prima della crisi? O meglio con ancora maggiore forza ora che la crisi costituisce il terreno fertile per far proliferare affari sporchi.
Oppure vogliamo continuare a trincerarci dietro generici richiami al fatto che Modena ha sufficienti anticorpi?
Se non è quest’ultima la strada che intendiamo percorrere, allora smettiamola di far finta di occuparci della mafia a Modena. Lo dico in particolare, rivolgendomi alle Istituzioni modenesi. A partire da quel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza dove raramente ed evidentemente con troppo superficialità, negli ultimi anni, risulta essere stato messo in discussione il tema del contrasto della mafia.
Si tratta di fare una battaglia di civiltà, prima ancora che di legalità. Si tratta insomma di fare uno sforzo collettivo per riappropriarci di un vitale spazio di civismo.
In definitiva serve uno scatto di responsabilità per occupare una dimensione civica, piuttosto che fare insulse risse per occupare gli spazi fisici delle nostre città a suon di ronde, volontari della sicurezza o più semplicemente piazzisti della tutela dell’ordine pubblico.
Un caro saluto
Componente Segreteria Pd Modena
Nessuna svolta dall’Assemblea del PD
La sintesi più efficace per lo scontato risultato dell’assemblea nazionale del Pd è certamente quella di Franco Marini: “c’era un rischio di nuovismo”. Quel rischio, assai temuto dai maggiorenti del Pd alla vigilia dell’appuntamento di sabato scorso, è stato in effetti scongiurato. Ancora prima che cominciasse la discussione, in realtà. Il combinato disposto di un epilogo già scritto la sera prima – come le consolidate tradizioni impongono – e la presenza di poco più del trenta per cento dei componenti l’assemblea, hanno costituito il miglior viatico per l’elezione a nuovo (e temporaneo?) segretario del Pd di Dario Franceschini. Agli occhi di tanti sarà apparso “clamoroso” il suo annuncio di voler “decidere da solo”. Non già per il coraggio che ha in sè una simile affermazione. Ma perchè sappiamo che non sarà così e Franceschini, fine giurista, prima ancora che abile politico, conosce bene cosa significa “pacta sunt servanda”. In particolare in politica. Non si tratta certo di fare un processo alle intenzioni, ma non è credibile che il lasciapassare arrivato dall’intero gruppo dirigente alla nomina di Franceschini non abbia alcun costo. Che forse rischia di essere ancora più salato di quello che ha dovuto pagare Veltroni.
Peraltro non è questo il punto. Il tema vero (continua…)
Miopia locale e saggezza nazionale
Oggi, pur nell’amarezza del momento, Due Notizie che aiutano a comprendere.
La prima riguarda l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale di Modena, addirittura di tre distinti ordini del giorno sul Tibet, presentati rispettivamente da Andrea Leoni (Fi), Alberto Caldana (Pd) e Eugenia Rossi (Idv). Andrea Leoni, Forza Italia, ha presentato la mozione “Condanna per la sanguinosa repressione in atto in Tibet da parte della Cina“, approvata coi voti di An, Fi, Lega Nord, Idv, Prc, Verdi. Contrari i consiglieri Pd Cigni e Vetrugno, astenuti il resto del Pd, Sinistra per Modena, Società civile. Con gli stessi voti è stata approvata anche la mozione “la tragedia del Tibet” presentata da Eugenia Rossi, Idv, che tra le altre cose “propone la formazione di un gruppo consiliare interpartitico che si occupi con continuità della difesa dei diritti umani e della situazione politica e culturale del Tibet”. La mozione “solidarietà alla popolazione del Tibet” presentata in aula da Alberto Caldana, Pd, è stata approvata con i voti favorevoli di Idv, Pd, Prc, Ps, Sinistra per Modena, Società civile, Verdi, Lega nord. Astenuti An e Fi.
Come non concordare con Michele Andreana, (continua…)
“Papà,ma quei signori litigano sempre così?” ovvero: la crisi della democrazia vista con gli occhi di un bimbo
Oggi Due Notizie dedicate a due riflessioni, che ho cercato di fare in ossequio al principio della sintesi.
Enrico è un bimbo di sei anni. Ieri assiste per sbaglio all’indegno spettacolo offerto dal Parlamento. Ci sono un sacco di persone che urlano con inaudita violenza e che minacciano di darsele di santa ragione. Il suo sguardo non è per nulla affascinato da quella rappresentazione. Per intenderci, Enrico è normalmente attratto dalle arene nelle quali si confrontano a suon di cazzotti e ceffoni i buoni con i cattivi. In questo caso appare sorpreso e pure un po’ sbigottito. Non riesce a distinguere da che parte stanno i buoni e da quale altra parte si trovano i cattivi. Non capisce soprattutto quale sia l’oggetto della contesa. Provo a spiegargli, per sommi capi e banalizzando i termini della questione, che cosa ha scatenato tutto quel putiferio. (continua…)
“L’insana diversità italiana”
Oggi due notizie secche, chiarificatrici della triste e insana “diversità” italiana.
La prima riguarda la responsabile decisione da parte del governatore del New Mexico, segretario al commercio in fieri, di rinunciare a tale nomina per il suo coinvolgimento in un’inchiesta che vede una azienda della California – già finanziatrice di Richardson alle primarie – , accusata di aver comprato un appalto pubblico.
L’altra notizia concerne la scelta, assunta da R.R. (che non sta per Rara Responsabilità!) Iervolino, di andare avanti nel governo della città di Napoli, dopo aver messo a punto qualche ritocco nella composizione della sua giunta; ciò peraltro nella completa noncuranza dell’opportunità, indicata sia dal livello locale che da quello nazionale (pare…) del Partito Democratico, di realizzare un “profondo rinnovamento dell’azione amministrativa e degli uomini che sono chiamati a rappresentarla”. Di qui la sana decisione del segretario provinciale Nicolais di rassegnare le dimissioni.
“Dilapidazione di risorse comunitarie” e “Il clima che si respira nella base del PD”
Oggi due notizie da leggere, credo di un certo interesse.
La prima trae spunto dall’accusa lanciata qualche giorno fa dal Presidente della Repubblica sulla gestione delle risorse europee nel Mezzogiorno: “note dolenti, in particolare e soprattutto, a proposito dell’impiego di assai cospicui fondi europei. Perché dall’Europa vengono non solo vincoli, come talvolta si dice, ma politiche di coesione e sostegni strutturali. E i fondi destinati al Mezzogiorno sono stati negli ultimi anni una riserva, ripeto, cospicua. Ma ritardi nell’utilizzazione, scelte dispersive, insufficienze progettuali e ripiegamenti fuorvianti su cosiddetti progetti sponda, hanno condotto al rischio di perdere una grande occasione”.Ne costituisce prova lampante quanto è accaduto in Sicilia, (continua…)
La miopia del Governo
Oggi due notizie confermative della miopia che ispira l’azione del Governo. La mannaia tremontiana rischia infatti di abbattersi pesantemente su due ulteriori capitoli di spesa socialmente cruciale: Servizio Civile e Scuole paritarie
La prima notizia riguarda l’insulso taglio, del 25% per il 2009 e del 42% entro il 2011, previsto nel Disegno di legge finanziaria e nel Piano triennale del Bilancio dello Stato, al fondo per le scuole paritarie. (continua…)
“Il Partito Democratico che sogniamo”
Oggi Due Notizie prende le mosse da un acuto editoriale di Matteo Richetti, consigliere regionale del Partito Democratico, qui di seguito riportato:
“Nei giorni scorsi “Repubblica” mi dava in prima fila rispetto alla costituzione dell’associazione Red e in avvicinamento in qualità di “lettiano” al movimento dei cosiddetti dalemiani. Chi mi conosce è rimasto quantomeno stupito da questa informazione che è assolutamente priva di ogni fondamento. Stupito perché il mio pensiero su questo tema è noto e sono lieto di precisarlo ulteriormente. Non sono affatto in prima fila, non solo per quanto riguarda Red (verso cui non nutro nessuna ostilità ma neppure mi uniscono particolari affinità, essendo tra l’altro tra coloro che ritengono che il PD sia già abbastanza “red” di suo), ma per quanto riguarda ogni costituzione di associazione/corrente di cui il Pd abbonda. Penso di essere tra i pochi dirigenti regionali che ha in tasca la sola adesione al partito e non si nasconde dietro alle generiche affermazioni (false) del tipo “le associazioni possono essere un contributo al dibattito del partito” oppure “non sono un danno, ma anzi una ricchezza”. Non sfugge a nessuno che ormai la costituzione esasperata ed esasperante delle associazioni “amici del capo” non è altro che un modo triste e vecchio di parlarsi e posizionarsi tra addetti ai lavori. Altro che ricchezza. Porteranno il Pd all’implosione in pochissimo tempo. Anche perché è vero che queste associazioni portano dibattito (non si contano i convegni di Red, Quarta fase, Per, Glocus, Ecodem, teodem. Libdem, ecc, ecc) ma il dibattito che langue è quello nel partito. Che del resto non serve se ci si parla a colpi di associazioni che nascono. E questo è l’ennesimo tradimento al progetto originario del Pd. Dopo il tradimento della vocazione maggioritaria (si sta tornando gradualmente alla logica della vecchia coalizione di sinistra, abbandonando la lungimiranza di Veltroni nell’andare con coerenza da soli alle politiche e si rifiuta un sistema elettorale con sbarramento che semplificherebbe ulteriormente il quadro politico) e il tradimento della lotta alla cooptazione e alla mancanza di ricambio (anche per il Pd liste bloccate e scelte legate non alla tasso di competenza ma al tasso di lealtà al capo sembrano essere un imperativo) ora anche il tradimento della lotta alla personalizzazione berlusconiana della politica. Ogni leader appunto si fa la sua corrente e la sua associazione. Io continuerò a fare ciò in cui credo. Nessuna tessera parallela e dedizione esclusiva al partito. Che se continuerà così sarà pieno di associazioni e povero di cuore e passione dei cittadini”.
Le considerazioni di Richetti, rispetto alle quali è difficile non convenire, pare non siano particolarmente piaciute soprattutto agli ex margheritini approdati nel Pd modenese. Ciò almeno stando ad una interpretazione – probabilmente “suggerita” – dell’“Informazione”. Il quotidiano modenese ascrive infatti le riflessioni del giovane consigliere regionale al fatto che “Richetti sia sempre più emarginato dalle scelte del Pd” e isolato “anche rispetto ai suoi ex compagni della Margherita”. Da questi passaggi emerge, ancora una volta, un vecchio modo di leggere la politica; soprattutto perché si ignora quanto le riflessioni di Richetti non solo rappresentino una fotografia obiettiva, seppur spietata, della condizione del Partito Democratico, ma siano condivise dalla stragrande maggioranza del popolo del Pd. (continua…)
“L’inesorabile processo di gerontocratizzazione” e “Enti di dubbia utilità”
Oggi due notizie brevi, su cui riflettere.
La prima riguarda l’inesorabile processo di “gerontocratizzazione” a cui è condannato il nostro Paese. Se ne trae ulteriore conferma da due recentissime nomine governative: quella di Salvatore Italia e di Antonio Finocchiaro. Il primo chiamato a presiedere il CdA di Arcus Spa, il secondo investito della Presidenza della Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
Disporre di figure “più giovani” non è di per sé garanzia di qualità, come dimostra la tormentata vicenda di questi giorni relativa alla Commissione di Vigilanza RAI. (continua…)
“L’insegnamento di Dellai” e “Libertà religiose minacciate”
Oggi due notizie che si leggono in fretta, credo.
La prima prende le mosse dalla vittoria di Lorenzo Dellai in Trentino ed è un mio laconico commento:
“Rieccoli, gli “strateghi” delle alleanze. È bastato che l’ottimo Dellai, anche grazie all’alleanza con l’UDC, vincesse le elezioni in Trentino, perché, dentro il Partito Democratico, venisse rilanciata la necessità di dar vita, su scala nazionale, ad aggregazioni di nuovo conio. Ciò ignorando innanzitutto le eccezionali peculiarità della storia socio-economica e dunque anche politica del Trentino. Peculiarità che, ad esempio, hanno spinto Dellai a scrivere il suo illuminato programma in tre lingue: ladino, mocheno, cimbro. Ma – e qui sta il grave errore di fondo – soprattutto continuando a voler incasellare l’attuale contesto politico, alla stregua di classificazioni che non reggono più. (continua…)